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Gli ultimi cento giorni del Rocco sindaco…



Il blog Urbano di Pieve Emanuele con Pieve Report ha incontrato il sindaco uscente Rocco Pinto che a cento giorni dalle prossime elezioni amministrative Pievesi, racconta –e si racconta- alla città su quanto fatto e sul da farsi.
Per farsi una propria idea, per chi verrà dopo, e per tutti i cittadini di Pieve Emanuele, specialmente per quelli che -ingenuamente- “non se ne occupano” mentre la politica continua (e continuerà inesorabilmente) ad “occuparsi” comunque di loro, negli ampi, ampissimi spazi del medio disinteresse Pievese…

1.) Sindaco, a cinque anni dal suo insediamento in Comune e a tre mesi dalle elezioni amministrative, sceglierà di ripresentarsi alla prossima competizione elettorale?

Fin da settembre ho detto che era mia intenzione non ricandidarmi. È una scelta di vita anche per preservare la mia famiglia dall’impegno politico. E questa è una scelta su cui non sono disponibile a fare passi indietro.

2.) Secondo Lei, rispetto al programma con cui vi siete presentati 5 anni fa e sul quale avete chiesto il voto per amministrare questo Comune, quanto siete riusciti a mettere in campo, ad avviare, a portare a conclusione?

Fra un mese presenterò, per legge, il bilancio di fine mandato dicendo cosa è accaduto in questi 5 anni.
Partendo dal programma elettorale, non ho mai detto “farò”: ho detto sempre “mi impegnerò” e ho usato quasi sempre il condizionale, non avendo mai fatto l’amministratore in un ente comunale, non sapendo il tipo di attività che andavo a svolgere,e com’era il comune di Pieve da un punto di vista economico-finanziario.
Il mio mandato è iniziato nel Giugno del 2007, l’anno alla fine del quale è fallita la più grande banca mondiale negli Stati Uniti da cui è derivata la situazione economica-finanziaria mondiale, che stiamo vivendo in questi giorni anche a Pieve, poiché tutto si ripercuote sugli Enti Locali: non credo sia stata una bella attività quella di svolgere il mandato in questo periodo di grande crisi.

3.) Siete soddisfatti in questa fine di legislatura o c’è il rammarico per qualcosa che non siete riusciti a completare o è rimasta a metà, per colpe vostre o altri fattori tali da comportare dei ritardi? E quali sono i gravi problemi che ha dovuto affrontare?

A Pieve come nel resto dell’Italia, i comuni hanno basato la loro politica amministrativa sull’introito degli oneri di urbanizzazione che tradotto significa “costruisci & incassa”. La legge dice che questi oneri devono essere impegnati in spese di investimento ma contraddittoriamente anche che i comuni possono coprire con gli oneri di urbanizzazione fino al 75% della spesa corrente…
Il comune di Pieve ha sempre utilizzato gli oneri per coprire una grande percentuale della spesa corrente e dunque se a causa della crisi finanziaria gli operatori immobiliari non costruiscono più, non entrano oneri e non puoi coprire la spesa corrente.
Faccio una considerazione: chi è il politico che a fine legislatura aumenta le tariffe, e tassa i cittadini a cui chiedere poi i consensi? Allora è stata una decisione pesante: a Pieve, l’attuale amministrazione ha dovuto rivedere le entrate come, per esempio, l’eliminazione del servizio di trasporto scolastico; una spesa da 100mila €uro annuali, coperta da chi ne usufruiva con solo 10mila €uro, mentre la differenza di 90mila €uro la pagava “il comune”, cioè significa tutti i cittadini di Pieve!
Quindi sono state prese delle iniziative impopolari dal punto di vista politico (come quando sono accusato di aver condotto l’amministrazione da un punto di vista “ragionieristico”), ma obbligate dal bilancio per pareggiare le entrate con le uscite ed evitare una situazione ancora più difficile al comune di Pieve Emanuele.

4.) C’è stato uno stile che ha caratterizzato il suo mandato? Quali sono stati i punti forti, caratterizzanti della Vostra amministrazione durante questi cinque anni di governo?

Lo stile dipende dalla personalità di chi conduce l’amministrazione, e io ho voluto dare lo stile dell’onestà e della trasparenza come, nella vita di tutti i giorni, ho anche in altri campi: lavorativo, sociale, familiare, etc..
Stile per me abitudinario che ho cercato di trasportare anche nell’amministrazione comunale in cui, anziché “condurre” la vita solo di una famiglia, nel caso di Pieve il sindaco bada a circa settemila famiglie e questo modo di pormi è stato ben condiviso.

5.) Tutto il Paese sta vivendo una crisi economica gravissima. Come vanno le cose a Pieve? A quanto ammonta oggi il debito complessivo del comune? Chi sono i creditori di questo debito e chi sono i responsabili? Ne pagheremo noi le conseguenze? Soprattutto, come uscire da questa crisi?

I debiti di un comune sono nei confronti dei fornitori e non ci sono debitori per “manovre strane”. Come rilevato anche dall’ispezione nel 2007 riferita agli anni 2002-2006 (della precedente amministrazione), il comune di Pieve ha sempre avuto un grosso problema di liquidità e paga i fornitori molto in ritardo.
Dal resoconto della ragioneria l’ammontare del debito di Pieve, rispetto a quando sono arrivato, si è ridotto di 5/600mila €uro: non è una cifra grossa ma rapportata alla difficoltà del momento storico dal 2007 ad oggi, già mantenere la stessa situazione è stato un risultato che ritengo positivo.

6.) Nel palazzo comunale esiste qualcosa di incompiuto, qualche aspettativa mancata o eventuali sue considerazioni su rapporti e attività di funzionari, impiegati e collaboratori dell’Ente?

E’ chiaro che in un comune con 100 dipendenti puoi trovare chi non ti condivide ma riguardo l’apparato amministrativo, i direttori di area, i dipendenti, etc. al 99% credo di aver avuto un rapporto innanzi tutto di rispetto e di fiducia reciproca, con grande attenzione al lavoro svolto.
Da fuori i “dipendenti pubblici” possono essere visti diversamente, ma in linea di massima nel comune di Pieve c’è brava gente che lavora e danno soddisfazione a una gran parte di cittadini.
Poi mi rendo conto che nel rapporto con la gente se non soddisfi le esigenze di un utente sei uno “che non capisce niente” secondo la teoria (pregiudizio) che c’è, specie nei confronti del dipendente pubblico.

7.) Ha avuto dei momenti o periodi di forte scoraggiamento come amministratore di Pieve Emanuele?

Si, devo dire che c’è stato qualche momento in cui mi è venuta voglia di lasciar tutto, però non l’ho mai fatto per una responsabilità nei confronti dei cittadini che nel 2007 mi hanno dato l’onore di essere il sindaco di questo comune.
Perché essere eletti sindaci è un grande onore e una grandissima responsabilità, però devo dire che c’è stato qualche momento in cui ho avuto voglia di lasciar tutto non tanto per le difficoltà amministrative incontrate per non poter portare avanti qualche progetto o risolvere qualche problema sociale nel territorio.
Piuttosto è accaduto per un rapporto tra le forze politiche che mi ha molto deluso; questo mi ha fatto pensare di lasciare ma il senso di responsabilità mi ha portato a stringere i denti e cercare di arrivare a fine legislatura.

8.) C’è uno o più momenti che lei ricorda con forte emozione durante il suo mandato elettorale che l’hanno riguardata a livello personale o istituzionale?

Tra i momenti particolari mi piace ricordare la definitiva intitolazione della caserma dei Carabinieri, quando sono riuscito a portare a Pieve Emanuele la finale del premio letterario Umbro Fenice Europa e ricordo con soddisfazione la serata finale del premio.
Ci sono stati anche altri momenti gioiosi e manifestazioni sul territorio. Certo gli obbiettivi raggiunti sono stati superiori a quelli non raggiunti, anche se alcuni che avrei voluto chiudere nella legislatura sono comunque avviati e quindi disconosco le affermazioni “hai bloccato PRU, la stazione” etc.
In realtà sono tutti progetti che stanno andando avanti, anche se qualcuno pensava che sarebbero stati attuati il giorno dopo averli discussi. Invece sono progetti complessi che hanno subito un rallentamento proprio per la situazione economica critica che investe anche Pieve Emanuele.

9.) Dal punto di vista dell’informazione, come si è mossa l’amministrazione per stare a contatto con i cittadini e come valuta la comunicazione del Comune con la propria cittadinanza?

Forse siamo stati un po’ assenti sulla carta stampata, ma come comunicazione tutti hanno potuto verificare che la porta del mio ufficio è sempre aperta, non ho mai rifiutato un incontro, ho sempre ricevuto chiunque è venuto. Il dispiacere è stato di non poter risolvere tutti i problemi che mi sono stati esposti.
A livello comunicativo il primo passo dal mio insediamento è stato quello di realizzare, con una cifra intorno ai 10/12mila €uro, un sito internet del comune che ha ricevuto apprezzamenti anche al di fuori di Pieve.

10.) Chi verrà ad amministrare dopo di lei cosa troverà dopo cinque anni di amministrazione Pinto, o se vuole, come lascia Pieve Emanuele dopo cinque anni di amministrazione di centrodestra?

Ci sono progetti ormai avviati che vedranno la conclusione nei prossimi anni: a Pieve si realizzerà la fermata ferroviaria, il Piano di Recupero Urbano di Via delle Rose, si troverà una situazione non disastrosa dal punto di vista economico e finanziario.
Per un motivo semplice: indirettamente il mio governare agevolerà quelle parti politiche che si troveranno già con l’aumento delle tariffe, dell’addizionale Irpef, dell’IMU; cioè probabilmente non avranno quel “grosso impatto” che certamente non porta il consenso politico.
Però ritengo, e suggerisco, a chi verrà di tenere molto presente la situazione economica, perché se non ci sono soldi, è molto difficile portare avanti progetti e risolvere problemi.
Chi è bravo a governare senza soldi vuol dire che è un mago. Io forse non sono stato un mago ma sono andato molto sul concreto e siccome credo che la matematica non ha ancora cambiato le sue proprietà, uno+uno fa 2, e se 1+1, mettendosi al tavolo, risulta essere 1,5 allora bisogna trovare l’alternativa dell’altro 0,5 per rispettare le formule matematiche.

11.) A proposito di consigli a chi verrà dopo di lei dopo cinque anni di mandato, dato che lei ne è uno dei massimi esponenti, quali sono i pregi e i difetti della politica Pievese?

Questa è veramente una bella domanda… Una delle motivazioni che mi hanno portato ad uscire completamente dal mondo politico (se non mi ricandido non avrò la voglia e la volontà di partecipare al mondo politico in generale), è quella di vedere una grande litigiosità tra le varie componenti della politica locale.
Spesso l’ho anche subito a mie spese, perché nei consigli comunali a Pieve in genere si cerca solo di delegittimare le persone per potersi mettere in mostra. Per chi ha avuto la possibilità e la voglia di partecipare e di ascoltare, credo che non ci sia stato -in cinque anni- un consiglio comunale tranquillo dove si è parlato di problemi e ognuno ha espresso la propria posizione. Sono stati in linea generale consigli comunali molto litigiosi, dovuti anche a un cambio di amministrazione dopo tanti anni.
Ho visto da parte dell’opposizione un accanimento su ogni problematica, anche su progetti iniziati con la vecchia amministrazione. Per esempio, mi piace ricordare i T-Red, i famosi semafori: ho portato avanti una scelta fatta da altri alcuni mesi (per non dire alcune settimane) prima della campagna elettorale e le stesse persone hanno poi girato la frittata dicendo che “non era quello che volevano” quando ci sono i documenti che parlano molto chiaro.
Questo sinceramente mi ha fatto anche male ma poi ho avuto anche una grande soddisfazione a proposito dei T-Red: sarà fatto il processo a 33 indagati su tutta Italia e, caso strano, non c’è Pieve Emanuele.
Questa è la dimostrazione che quello che è stato fatto sui T-Red, non essendo indagato il comune di Pieve Emanuele (né il Sindaco o il Comandante della Polizia Locale), significa che le cose sono state fatte per bene.
La politica Pievese è molto litigiosa e questo credo comporti anche un’alta percentuale di cittadini che non andranno alle urne.

12.) Parliamo dei rapporti “faticosi” con le altre forze politiche del centrodestra che l’hanno sostenuta e dei rapporti con l’opposizione che l’hanno avversata in questi cinque anni?

Anche nella coalizione che mi ha sostenuto non c’è stato un rapporto sempre positivo.
Mi è molto dispiaciuto quando compagni di viaggio sono passati dall’altra parte della barricata.
Mi è molto dispiaciuto che attraverso i rapporti politici si sono persi i rapporti personali ma soprattutto si è cercato di denigrare proprio la persona e, specie in consiglio comunale, ricordo tante occasioni in cui hanno cercato delegittimare la mia persona e la mia dignità.
Io credo di non aver mai utilizzato parole scorrette, se non una volta sola, in consiglio comunale; può capitare ma poi ho chiesto anche scusa.
Però devo dire che i rapporti politici sul territorio sono stati molto, ma molto, scorretti.
Piaccia o meno, sono il Sindaco di un comune e il riconoscimento delle istituzioni deve comunque avvenire: posso dire che ho consiglieri comunali che anche in occasione delle festività non sono neppure passati per gli auguri di Natale, proprio non riconoscendo le istituzioni prima, e poi anche i rapporti personali.
Devo dire che non c’è mai stato questo tipo di rapporto che io ritengo molto importante fra le parti politiche: indipendentemente dalle ideologie, prima ci si deve rispettare come persone, e poi entrano in campo le ideologie dove uno si schiera a seconda del proprio pensiero.
Questa è l’amarezza più grande che contribuisce a farmi dire che voglio completamente uscire dall’ambiente politico e siccome nella vita ci sono tanti ambienti dove uno può impegnare il proprio tempo uscendo dal mondo politico, senz’altro troverò le modalità per impegnarmi nel sociale.

13.) Da questo scenario politico, quali reali opportunità vede per Pieve Emanuele, e se sarà possibile far partire qualche progetto anche in mancanza di soldi?

Se ci sono progetti dove non c’è un grande impegno di soldi credo che le possibilità ci sono.
Teniamo presente però che l’ufficio che risente molto delle difficoltà attuali è il settore dei servizi sociali.
Se negli anni passati ai servizi sociali si rivolgevano 10 famiglie, oggi se ne rivolgono 100 e chiaramente le disponibilità sono molto limitate.
Dalla relazione dell’Associazione dei Comuni per i servizi sociali la regione Lombardia aveva impegnato nel 2011 circa 22milioni di €uro, mentre nel 2012 c’è un impegno per nemmeno 2milioni di €uro.
Ora da 22 a 2 mi pare che c’è un abbattimento veramente violento di impegno economico e purtroppo questo si ripercuoterà anche sui comuni perché i fondi che arrivano dalla regione erano molto importanti per poter aiutare chi si rivolge ai servizi sociali.
Per la situazione odierna, l’impegno più grosso bisogna rivolgerlo ai servizi sociali e credo che sia il settore, anche in Italia, che subirà il più grande incremento di persone che chiederanno aiuti per “arrivare alla fine del mese”.

14.) Per concludere, quale augurio si sente di fare, o che messaggio vuole lasciare alla comunità di Pieve Emanuele, in vista della nuova legislatura del prossimo 6 Maggio?

Innanzitutto vorrei che Pieve non fosse considerata (secondo me non lo è), una città-dormitorio: anche se non sembra, Pieve ha delle attrattive per i propri cittadini.
Certo se uno lavora a Milano, va via la mattina e ritorna alla sera, magari non ha voglia di partecipare a incontri, ad avvenimenti culturali e quant’altro.
Personalmente non ho mai considerato Pieve una città-dormitorio, ma una città come tutte le altre con problemi analoghi a quelli di altre città. I cittadini Pievesi se vogliono riescono a vivere sul territorio, riescono a trovare àmbiti di impegno e questo è quanto vorrei per il futuro.
In riferimento alla campagna elettorale e alla scelta del futuro Sindaco, avere a Pieve 3, 4, 5 candidati sindaci ritengo che sia completamente sbagliato.
Invece Pieve dovrebbe coalizzare le forze politiche fra loro e sarebbe bello attirare le diverse ideologie politiche sul territorio, di destra o di sinistra, su due candidati sindaci contrapposti.
In ultimo mi piacerebbe vedere Pieve con un sindaco eletto donna; cosa che non è mai accaduta ma credo sarebbe un inizio di cambiamento.
E così come a Maggio del 2007 chiedevo ai cittadini Pievesi “Coraggio cambiamo”, potrebbe esserci anche “Coraggio cambiamo: scegliamo una donna” e vediamo se una figura femminile può dare quella mossa per far andare avanti Pieve con grande soddisfazione da parte dei suoi 15/16mila cittadini.
Questo è l’augurio che faccio: che i cittadini sappiano scegliere un sindaco corretto, trasparente e onesto come Rocco Pinto, magari in una situazione sociale diversa e che abbia quella fantasia che non sono riuscito ad avere; questo è l’augurio che faccio ai cittadini Pievesi, anche perché la persona eletta, di qualunque ideologia, sarebbe anche il mio Sindaco.

15.) Non le chiedo un pronostico per le prossime elezioni…

Un grande punto interrogativo…!

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