Cittadinanza onoraria a Giulio Cavalli e a Roberto Saviano? Si a Milano, no a Pieve
mercoledì, 27 gennaio 2010
Anche se Olocausto e criminalità organizzata rimangono due diversi tumori sociali altrettanto aberranti, nell’odierno giorno della memoria dedicato al 65esimo anniversario in “onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati“, mi fa tristemente riflettere quanto vissuto nel consiglio comunale di ieri sera a Pieve Emanuele su analoghe figure odierne a rischio di morte come Giulio Cavalli e Roberto Saviano, la cui nobile e faticosa attività di sensibilizzazione sociale è stata liquidata come “business antimafia”!
Se la giunta Moratti (Letizia, intendo) nel consiglio comunale di Milano all’unanimità decide di insignire di Ambrogino d’oro (il massimo riconoscimento ambrosiano) due ragazzi poco più che trentenni che non possono andare a bersi liberamente una birra coi loro coetanei, costretti a vivere sotto scorta per le loro coraggiose denunce antimafia con nomi & cognomi, che possiedono una immensa statura etico-morale che dovrebbe essere insegnata nelle scuole, ebbene se di fronte a questo esemplare “coraggio civile“, il consiglio comunale pievese risponde invece con “incivile paura” per motivi puramente ideologici, significa veramente che il paese dovrebbe interrogarsi su certi atteggiamenti dei suoi rappresentanti.

Litigare su un atto di eleganza istituzionale e sensibilità civile come la cittadinanza onoraria proposto fin dal mese scorso (e dunque ben prima dell’agone politico in cui sarà impegnato Cavalli per le prossime elezioni regionali lombarde di Marzo), su un punto dell’ordine del giorno già rinviato un paio di volte per le reiterate assenze di alcuni consiglieri, su strumentalizzazioni stucchevoli e inutili precisazioni del “ma comunque siamo anche noi contro la mafia e ce ne sarebbero troppi da onorare“, ebbene mette tanta tristezza…

E dunque (a differenza di altri illustri comuni di analogo colore politico dell’amministrazione pievese) Pieve sceglie invece di NON dare un segnale chiaro e netto sui riferimenti valoriali da offrire a una sempre più disattenta città, sceglie di omogeneizzare tutto con idiozìe del tipo “abbiamo già intitolato la piazza a Peppino Impastato” (e dunque per par condicio attendiamo “Corso Tano Badalamenti“?!?).
Certo, in questo disgraziato paese bisogna solo morire (come Peppino) per svegliare, peraltro controvoglia, la (in)sensibilità socio-culturale di certe mentalità che monetizzano l’attività di Giulio e di Roberto con uno squallido “la scorta gliela paghiamo noi” e il micidiale “fanno già affari con libri e spettacoli a pagamento“, visto che sono ancora vivi e si mantengono entrambi autonomamente nel codardo paese dove le loro denunce rappresentano solamente una rara eccezione.
Per chi evidentemente non sa proprio nulla del loro prezioso ruolo sociale, il problema in fondo è tutto qui: dovrebbero vivere gratis, nel paese dove il malavitoso Morabito entra impunemente all’ortomercato sulla Ferrari con il pass da “facchino” della Sogemi (come ben sa chiunque si informi adeguatamente o sia almeno andato a vedere l’ultimo spettacolo di Giulio), mentre magari le persone oneste dovrebbero morire di fame, proprio come sono già evidentemente defunti i neuroni di chi vomita (spero senza consapevolezza!) certe mostruose ignoranze nell’aula di un consiglio comunale!
Ma cosa ne sanno della vita blindata di chi è sottoposto al programma di protezione, delle minacce continue a cui sono sottoposti, se l’unico problema che vedono è il “costo della scorta“? Se solo volessero fare “cambio di esistenza” per comprendere meglio cosa si perdono…
Del resto anche l’immeritato gettone di presenza dei consiglieri comunali ignoranti (coloro che “ignorano“) pesa sulle nostre tasche, ma sicuramente non fornisce analogo contributo alla sanità morale di questo addormentato paese che, come il prefetto Lombardi, ancora oggi ha solo il permaloso “coraggio” di dire che “qui da noi la mafia non c’è…”
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